Le origini

Il villaggio di Vighignolo ha probabilmente origini romane, come altri paesi dei dintorni nei quali, durante il Medioevo, si stabiliscono popolazioni longobarde.

La nostra storia comincia nell’anno 926 d.C. A quell’epoca la capitale del Regno d’Italia era Pavia e la corona era contesa fra due condottieri: Ugo di Provenza e Rodolfo di Borgogna. Il Regno d’Italia occupava solo una parte dell’Italia Settentrionale, con Lombardia, Liguria, Emilia e una parte di Veneto e Toscana. Ugo di Provenza fu chiamato dall’arcivescovo di Milano, Lamberto, a spodestare il Re Rodolfo. In realtà ad organizzare l’arrivo di Ugo fu la sorellastra Ermengarda, maestra nell’arte dell’intrigo, che era riuscita a diventatare amante del re Rodolfo.

Ugo fu quindi incoronato Re d’Italia a Pavia proprio nel 926.

Come spesso accade, i fatti andarono diversamente dai programmi e già nel 945 i conti lombardi si ribellarono a Ugo e,  per spodestare il Re, chiesero aiuto a Berengario, Marchese di Ivrea. Ugo, sconfitto, fu costretto ad abdicare in favore del figlio Lotario e a cedere a Berengario molti dei poteri effettivi di governo.

È proprio in questa situazione che secondo uno storico anonimo il 27 gennaio 949 il Re d’Italia Lotario, dona a Mirano, antenato della famiglia Meraviglia, il paese di Vighignolo.

La donazione, pur plausibile, non è documentata ma appare come una leggenda familiare, atta a dare un fondamento storico all’importanza della famiglia Meraviglia nel paese di Vighignolo.

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Le Prime Testimonianze Storiche

La chiesa di San Sebastiano

La storia documentata di Vighignolo inizia molto più tardi e precisamente alla fine del secolo XIII.

In quel periodo Goffredo da Bussero, un sacerdote milanese, redasse un catalogo di tutte le chiese e gli altari della diocesi di Milano. Il documento in questione è il Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, presumibilmente pubblicato intorno all’anno 1289. Il Liber rappresenta la prima testimonianza storica della presenza di molte chiese e di molti centri abitati del milanese. Sotto questo punto di vista, Vighignolo non fa eccezione. Si trovava, infatti, all’interno della Pieve di Cesano, una delle organizzazioni territoriali della diocesi milanese e possiamo quindi leggere che

in plebe Gizano. loco Vigagni solo ecclesia Sancti Sebastiani

Come si vede, il documento registra la presenza della chiesa di San Sebastiano, situata in aperta campagna e probabilmente di origine longobarda: era tipica, infatti, di questa popolazione l’usanza di costruire le chiese all’esterno delle aree abitate e di circondarle con un cimitero. Del vecchio complesso, ormai in rovina, non rimangono che i muri perimetrali e il camposanto, che  si trova tuttora in posizione attigua alla chiesa, ma è di origine ottocentesca.

La testimonianza della presenza della chiesa di San Sebastiano, come detto, risale alla fine del Duecento, ma poiché allora le chiese non si costruivano in pochi anni, possiamo riportare la datazione della fondazione della chiesa molto all’indietro, presumibilmente al momento della ripresa economica dell’area milanese che avvenne durante l’età comunale seguita alla caduta dei regni barbarici dell’italia settentrionale.

L’origine del Nome

E’ molto probabile che Vighignolo abbia in comune con altri toponimi italiani come ad esempio Viganò (LC) e Viconago (VA) l’origine del suo nome. Entrambi questi paesi derivano il loro nome dal termine medioevale ViganumQuesta parola, che compare intorno all’anno Mille, indicava una parte di terreno coltivabile, appartenente al contado comunale. La coltivazione del Viganum era condivisa dalla popolazione che lo abitava e permetteva ai contadini di godere di un minimo reddito di sussistenza.

Secondo le consuetudini dell’epoca i terreni vicanali, non potevano essere divisi o venduti se non con il consenso di tutti coloro i quali possedevano diritti sul Viganum, i cosiddetti vicini e naturalmente del signore, che percepiva il tributo a lui dovuto in quanto dominus loci. Il signore poteva, inoltre, erigere costruzioni sul viganum, generalmente un mulino e pretendere dai contadini un’ulteriore imposta per la molitura dei cereali.

E’ ragionevole pensare che quindi il nome di Vighignolo sia derivato dal fatto che il territorio circostante fosse una terra vicanale del contado milanese appartenente alla famiglia Meraviglia.

Una nuova chiesa

Dobbiamo attendere ancora un altro secolo per avere informazioni più dettagliate. Si arriva così nel Quattrocento, il periodo di massimo splendore della famiglia Meraviglia, che a quel tempo era retta da Zanino.

La famiglia Meraviglia apparteneva al patriziato milanese già dal XIII secolo, in piena età comunale e mantenne la sua influenza anche nei tempi successivi quando a Milano si instaurarono le signorie dei Visconti, prima e degli Sforza, in seguito. La loro residenza principale era nell’attuale via Meravigli, intitolata successivamente a loro, mentre Vighignolo rappresentava per la famiglia una dimora di campagna, dove probabilmente andavano a trascorrere periodi di svago.

Le fortune di questa dinastia raggiunsero l’apice proprio con Zanino Meraviglia, il quale, considerata la posizione scomoda della chiesa di S. Sebastiano, lontana dall’abitato, fece edificare una piccola cappella nel centro del paese e provvide alle necessarie riparazioni della chiesa più antica, che venne forse addirittura ricostruita e sicuramente decorata con affreschi.

L’anno è il 1445 e da una pianta topografica risulta che già in quel periodo la chiesa di S. Sebastiano era a pianta rettangolare: in fondo una cappella, dove era situato l’altare maggiore e davanti all’ingresso un porticato. Viene sempre citata la presenza di un cimitero che circonda l’edificio sacro. La nuova chiesetta in paese è invece volta all’invocazione della “Beata Vergine Maria” e viene anch’essa dotata di sufficienti redditi in modo che vi possa e risiedere un cappellano per celebrare la Messa.

Possedendo  i diritti vicanali sul paese, spettava ai nobili Meraviglia il diritto di nominare il cappellano e la scelta di Zanino cadde sui frati francescani del convento di S. Francesco Grande in Milano. La scelta non era casuale, infatti questo convento, distrutto nel XVIII secolo, era situato vicino alla dimora milanese della famiglia. A partire dal 1460, si registra anche il fatto che il rettore della chiesa di Vighignolo entra a far parte della confraternita sacerdotale retta dai canonici agostiniani che risiedevano presso la chiesa abbaziale di S. Pietro all’Olmo.

Tra Visconti e Sforza

Non abbiamo grandi informazioni riguardo ciò che accadde nei decenni successivi al 1445 se non che i discendenti di Zanino ricoprirono diverse cariche pubbliche nella Milano ducale. Il figlio Simone Meraviglia, ad esempio, sedette nel consiglio della Repubblica Ambrosiana, che governò la città di Milano nei tre anni successivi alla morte senza discendenti maschi di Filippo Maria Visconti, il 13 agosto 1447.

La mattina del 14 agosto, il popolo si ridusse in folla al palazzo del comune, gridando libertà, libertà. Il vicario coi dodici di provvisione veggendo che non vi era più autorità, né governo, né diritto di successione, ne alcun successore del defunto duca, e udita la concorde volontà popolare, nominarono sul momento un consiglio di 24 individui, cioè, quattro per porta, che s’ intitolarono i capitani e difensori della libertà del comune.1

Il consiglio nominò Francesco Sforza, il genero del defunto duca, capitano generale delle armi della repubblica ma, come si sa, la storia andò diversamente, infatti

Lo Sforza, nominato capitano generale, sentì rinascersi in petto il desiderio di stendere la mano al berretto ducale, e di farsi signore di questa opulenta Milano; boccone ghiotto per tutti, ed al quale la casa di Savoja volgeva avido sguardo, la Francia agognava, e Massimiliano imperatore per sé voleva.1

Con gli incarichi pubblici anche le fortune della famiglia Meraviglia andarono consolidandosi se è vero che nel 1492 Francesco Meraviglia, discendente del precedente, acquistò dal curato Giovanni Antonio da Carcano un campo di proprietà della parrocchia sul quale sarebbe stata edificata la futura corte d’Assisi.2

Nel 1535 anche la dinastia degli Sforza si estinse per la medesima ragione. Per evitare nuovi disordini, l’imperatore Carlo V decise  quindi di annettere il ducato di Milano ai suoi domini imperiali e di passarlo al figlio Filippo che, divenuto re di Spagna, e portò in dote ad essa il governo del’area milanese.

E’ probabilmente a causa dell’arrivo dei nuovi governatori che nel 1537 venne eseguito un censimento fiscale dal quale possiamo sapere che a Vighignolo erano presenti 21 nuclei familiari i cui capifamiglia sono tutti registrati come contadini. Il console del paese era tal Giorgio di Birono3 ed il curato un certo frate Luigi.

Note
1.Leonardo da Vinci e la sua scuola. Illustrazioni storiche e note pubblicate per cura di Felice Turotti, colla traduzione dell’opera suddetta di F. Rio.1857
2. Attualmente il complesso compreso fra le vie Mereghetti e Venino
3. Probabilmente l’attuale Birone, frazione di Giussano

La Visita Pastorale

Nel 1560 fu eletto Papa il milanese Angelo Medici con il nome di Pio IV. Come d’abitudine il nuovo Papa nominò il nipote Cardinale e Segretario di Stato. Fortunato in tutto, lo fu anche nella scelta del nipote, che si chiamava Carlo Borromeo. Pio IV non aveva una grande vocazione per la santità così fu forse quello che meno apprezzò il nipote, che nel frattempo era stato nominato anche Arcivescovo di Milano.
Il 19 Gennaio 1561 i Nobili Meraviglia elessero come rettore della chiesa di Vighignolo Fra’ Marco da Crema, conventuale dell’ordine francescano. Fra i compiti assegnatigli vi era l’ufficio delle messe nella chiesa dedicata alla B.V. Maria e l’esercizio della cura delle anime. In cambio di questi servizi Fra’ Marco ricevette la casa parrocchiale, adiacente la chiesa, una vigna in Vighignolo e i redditi derivanti da vari beni, nonché le offerte dei fedeli dette emolumenti di stola.
Carlo Borromeo si insediò nella sua diocesi nel 1565 e per conoscere meglio il vasto territorio su cui avrebbe governato, il Cardinale fece produrre una serie di mappe delle pievi che componevano la diocesi, fra cui quella della pieve di Cesano, a cui apparteneva Vighignolo.

Grazie a questa mappa, datata 1567, possiamo avere un’idea della situazione dell’area nel XVI secolo. In basso a sinistra, sopra la dicitura Villa di Settimo, è rappresentata la chiesa di Santa Margherita da cui una strada lunga Un Miglio e che scavalca il fontanile piccolo delle Cassine d’Olona porta alla Villa di Vighignolo. Qui si trova la chiesa delli frati terciarueli di S.Spirito1 ed un altro edificio, con una torre sovrastata da una cupola, che potrebbe essere il convento sul quale verrà successivamente edificata la villa Meraviglia (oggi villa Airaghi). Un sentiero di mezzo miglio conduce alla chiesa campestre di S. Sebastiano, cura di Vighignolo, membro di Cesano.

Note
1.Terz’ordine Francescano

La Visita Pastorale/2

La diffusione del sistema parrocchiale nell’area milanese fu un punto centrale della riorganizzazione ecclesiastica avviata da San Carlo: l’indirizzo pastorale richiedeva ormai una presenza capillare sul territorio di una parrocchia, ossia una chiesa retta da un parroco.
Nel 1572, nel territorio della pieve di Cesano vi erano infatti ancora due chiese rette da frati: s. Maria del Bosco presso Cusago e la chiesa dedicata alla B.V. Maria di Vighignolo.

La presenza di religiosi indipendenti dall’ordine sacerdotale e gelosi delle loro autonomie rendeva difficili i rapporti con le gerarchie diocesane; alcune controversie nate fra i frati e i sacerdoti di Cesano sono testimoni dei rapporti tesi fra i due mondi.
Frate Marco, che officiava nella chiesa di Vighignolo aveva, ad esempio, fatto nascere delle dicerie sul conto del prevosto di Cesano, Giovanni Begliocchi, accusandolo di aver avuto una conversazione sospetta con una donna alla Cassinazza. Lo stesso delegato arcivescovile, annotando la smentita del prevosto, rileva le contraddizioni in cui cadde il frate di Vighignolo.

La Cronistoria delle parrocchie di Vighignolo, manoscritto a cura di Don Cesare Meraviglia — parroco di Vighignolo dal 1798 al 1842 — racconta cosa avvenne quando il Cardinal Borromeo arrivò in visita pastorale a Vighignolo.

Nella sua visita che fece li 13 Gennajo 1572 il Cardinale Arcivescovo S. Carlo alla suddetta Parrocchia di Vighignolo preferisse Egli, che il suddetto Frate Marco da Crema dovesse ritornare al suo Convento e che li Nobili Meraviglia eleggessero un Sacerdote Secolare ad esercire la suddetta Cura delle Anime e provvedessero varj Sacri Arredi pel Servizio Divino.